Istat e FMI hanno recentemente pubblicato i dati definitivi sugli effetti della pandemia nelle principali economie mondiali. Non stupisce il calo drastico del loro PIL, che in maniera più accentuata o meno, descrive l’inevitabile conseguenza dell’interruzione, nel primo semestre dello scorso anno, di quasi tutte le attività produttive e industriali, con effetti critici sullo stato occupazionale e sulla solidità finanziaria delle PMI. L’Italia ne esce particolarmente “ferita”, essendo il primo paese ad aver reagito duramente alla pandemia in Europa, registrando un calo del PIL di circa l’8,9%.
Un altro recente risultato che ha stupito poco gli esperti di settore è il dato che descrive la flessione, quasi del tutto inesistente, del mercato ICT. In un anno così difficile, infatti, il mercato digitale ha perso solo lo 0,6%. Un risultato che attesta la resilienza di questo settore e la sua centralità nel percorso di ripresa verso la nuova normalità.

Il Tema Delle Competenze Digitali

L’avvento della pandemia ha accelerato l’innovazione tecnologica e la transizione verso un mercato del lavoro sempre più digitale, mettendo in luce la necessità di sviluppare nuove competenze, soprattutto nel settore digitale e ICT. In Italia, secondo lo European Centre for the Development of Vocational training (Cedefop) dell’Unione Europea, a fine 2020 i posti di lavoro vacanti in ambito ICT sono 135mila. In tutta Europa sono 750mila e la causa principale di questa situazione è il mismatch tra domanda e offerta di competenze.
Dal 2019 a livello politico è cresciuta l’attenzione verso il potenziamento della digitalizzazione dell’economia e della società italiane. L’anno è stato contrassegnato dal lancio di nuove iniziative e, in particolare, dall’istituzione di un nuovo Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, con funzioni di coordinamento. A questo si aggiungono le misure del Recovery Fund e del relativo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un’ampia mole di investimenti (circa 222 miliardi di Euro) che si concentreranno, in primis, nel diffondere sempre più l’utilizzo delle tecnologie digitali per supportare i processi di ogni organizzazione del nostro Paese.

Esternalizzare per risolvere lo skill gap: ci pensa ICT MARKETPLACE di TimeFlow

Per restare competitivi sul mercato è necessario riuscire a fornire e reperire gli asset più importanti: le persone. Per fare in modo che la domanda e l’offerta si incontrino in un punto che sia conveniente a entrambe le parti, diverse sono le soluzioni che possono entrare in gioco. Su tutte, l’esternalizzazione delle risorse che mette al centro le capacità e le competenze dei lavoratori e le associa alle specifiche esigenze dei clienti al fine di conseguire nei tempi stabiliti il miglior risultato possibile.
Ma non solo. L’esternalizzazione presenta ulteriori efficienze in termini di:

  • flessibilità nell’accedere alle competenze specifiche necessarie, che diventano sempre più eterogenee e velocemente obsolete;
  • convenienza economica derivante dall’eliminazione di costi fissi relativi all’assunzione di nuovo personale, dalla possibilità di affidarsi contemporaneamente a fornitori differenti in base alle proprie esigenze e all’ottimizzazione della profittabilità di ogni risorsa, che presenterà costi di ingaggio fortemente ridotti.

Lo sviluppo e la recente diffusione di nuove tecnologie supportate dall’intelligenza artificiale aiuta il processo di proposizione (e di acquisizione) dei candidati che una volta automatizzato può liberare tempo e attenzione dei responsabili, permettendo loro di concentrarsi su altri tipi di attività.

Affidare il processo di proposizione dei candidati a una piattaforma innovativa che offra ai fornitori nuove e continue opportunità di business può davvero rivelarsi la chiave del successo.

È su queste premesse che si fonda la value proposition di ICT Marketplace di Timeflow, il primo ICT Marketplace nel settore IT.

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